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Non fare domani quello che puoi fare oggi.

Ti capita spesso di rimandare le cose che dovresti fare? Una attività importante o che reputi tale in ufficio, la famosa dieta da iniziare lunedì? Un proposito nuovo che ti sei dato per quest’anno? Oppure la lettura stessa di questo articolo? Magari ti stai dicendo, lo leggo nel pomeriggio J; ammesso che ti interessi, ovviamente.

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La procrastinazione, secondo la psicologia, è quel comportamento che ci spinge a ritardare un’azione nonostante prevedibili future conseguenze negative, per fare altre azioni che apportano un piacere immediato e di breve durata a costo dei benefici a lungo termine. Nonostante prevedibili future conseguenze negative. Sembrerebbe quasi un suicidio. In effetti lo è! La procrastinazione è una brutta malattia e noi quotidianamente la alleniamo inconsapevolmente. Procrastinare in latino significa letteralmente “rinviare a domani”; soltanto che noi da bravi “intelligentoni”, abbiamo esteso questo significato a “farò questa cosa quando non potrò più farne a meno”, sei d’accordo?

Nel coaching, quando si pianifica e si definisce un piano d’azione si chiede al proprio cliente “cosa accadrebbe se lo facessi” e “cosa accadrebbe se non lo facessi”. Lo scopo di queste domande è stimolare l’interlocutore a prendere consapevolezza e fare chiarezza su cosa si va incontro continuando a procrastinare un’azione, una scelta.

In una sessione di coaching si arriva a queste domande quando si è tolto un po’ di “roba inutile”: convinzioni limitanti, dubbi, paure. Ecco appunto la paura può essere una delle cause nascoste di una procrastinazione. Paura di non farcela, paura del risultato a prescindere, paura del giudizio degli altri che ci stanno intorno, paura che il risultato in fin dei conti porti da nessuna parte.

Paura di cosa? O forse, confondiamo la paura con le priorità? O nascondiamo la paura dietro ad una “finta” priorità “eh sì, ho da fare questa cosa è più importate”.

Io penso che la procrastinazione dipenda molto dalla mancanza di pianificazione e di consapevolezza, prima di tutto di chi siamo e poi di dove vogliamo andare, cosa fare della nostra vita e come fare.

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Oggi ancor di più siamo immersi in una marea di stimoli che ci confondono totalmente e che il nostro cervello è costretto ad elaborare. Perché fare le cose, quando abbiamo tutto a disposizione con un click?

Siamo così abituati ad avere tutto a portata di mano che il nostro cervello è ancor più pigro nel senso energetico del termine. Quindi questa confusione ingenera ulteriore confusione di priorità, quello che potrebbe essere importante diventa meno importante, quello che dovrebbe essere urgente non lo comprendiamo se non quando arriva la scadenza.

Sarebbe riduttivo pensare che la procrastinazione dipenda solo da questo. Può essere legata anche alla propria autostima o alla mancanza di autoefficacia. Comunque, in maniera nascosta c’è sempre una paura dietro. Paura e procrastinazione camminano spesso insieme. La paura per definizione nell’animale genera due comportamenti, l’attacco o la fuga. Essendo una paura costruita la nostra di un qualcosa che ancora non sappiamo, in realtà la scelta più logia è proprio la fuga, quindi la non scelta, la non azione: il procrastinare, appunto.

I processi mentali e comportamentali legati alla procrastinazione sono tutt’altro che semplici. Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di importante o di urgente da fare, attiviamo in maniera inconscia la percezione di fatica e stress, sia al livello mentale che al livello fisico; contemporaneamente si attivano i circuiti della paura, i famosi “se non ce la faccio”, “se il risultato è diverso” etc. Procrastinare, in situazioni del genere, è la soluzione migliore per il nostro cervello: il risparmio di energia.

Dire tra sé e sé “posso farlo anche domani o la settimana prossima”, rappresenta la via di fuga più comunemente detta “zona di comfort” che se da una parte ci riduce lo stress di affrontare una cosa immediatamente, dall’altra ci giustifica per la mancata azione perché tanto c’è ancora domani. In questo pseudo equilibrio, allora, andiamo a cercarci qualcosa che ci appaga immediatamente, creandoci una “finta” priorità che giustifichi a quel punto, la nuova attività da fare: “non ho potuto fare questa cosa perché dovevo fare quell’altra”.

Facci caso se, in una situazione del genere, cerchi di fare qualcosa di facile, di semplice, per cui conosci già la risposta o il risultato: proprio quello che sta cercando il tuo cervello, per non sprecare energia e per darti, alla fine, quel senso di appagamento che cerchi.  Sì, perché in fondo ognuno di noi cerca un senso di appagamento nelle cose che fa.

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La pianificazione e la consapevolezza di chi vuoi essere e di cosa vuoi fare della tua vita, vanno in contrasto con la parte del cervello “animale” che tiene solo a preservarci dall’estinzione della specie e dal consumo di energia.

La maggior parte delle volte ha la meglio il nostro cervello.

Pianificare, creare il proprio futuro ha certamente un costo e il nostro cervello fa in modo che questo avvenga il meno possibile. Troviamo facilmente, quindi, una via di fuga, quando ci diciamo che quella cosa in fin dei conti non ci serve, non ci aiuta, non la desideriamo etc etc.

Ecco perché alla fine ci ritroviamo con scadenze imminenti, con attività estemporanee, a fare la coda alla posta l’ultimo giorno di scadenza del pagamento, con risultati non attesi e spesso con dei fallimenti cui, poi, alla fine diamo sempre la responsabilità al di fuori di noi.

E adesso, so che forse stai abbandonando di leggere fino in fondo l’articolo: forse ho “fatto tana”, ti stai scoprendo un procrastinatore seriale, affetto da rimandite e da sissite.

  • Rimandite, nome comune di patologia che affligge tutti coloro che decidono di rimandare a domani ogni cosa;
  • Sissite, nome comune di patologia che affligge tutti coloro che condividono i pensieri o le cose che sentono o vedono o leggono e che non hanno il coraggio di utilizzare ed agire per migliorare il proprio stato.

Il procrastinatore e, più in generale, chi si sente chiamato in causa non vuole approfondire perché in fin dei conti sa che nella vita ci sono cose che deve affrontare e che la vita non è quella che dovrebbe essere, ma è quella che è (cfr. Virginia Satir).

dipende esclusivamente da te

Se, quindi, sei arrivato fin qui e vuoi procedere alla lettura e perché no, ad iniziare da qualche piccolo passo che possa aiutarti a limitare la tua fama di procrastinatore, approfondiamo un po’, giusto per farti comprendere che tipo di procrastinatore sei. Tranquillo, tranquilla, al termine ti do qualche suggerimento su cosa fare.

Se ritieni che leggere quest’articolo cambierà le cose, sei totalmente fuori strada;Adesso, però, è arrivato il momento di dirti seriamente alcune cose:

  • Se ritieni che leggere quest’articolo ti farà diventare magicamente un’altra persona, sei fuori strada;
  • Se ritieni che nel leggere quest’articolo, ci sarà qualcun altro che farà le cose per te, sei fuori strada;
  • Se ritieni, invece, che quest’articolo sia spunto di riflessione e idee per capire meglio i tuoi perché di procrastinatore e che mettendo in pratica almeno un’azione quotidiana per limitare i danni e poi accorgerti che dopo 2 o 3 mesi sarai cambiato, cambiata totalmente da questo punto di vista, allora sei davvero sulla buona strada ed io sarò estremamente felice di aiutarti, anche solo nel fornirti uno spunto di riflessione. Ricorda che tutto dipende da te. Non smetterò mai di dirlo, io l’ho capito sulla mia pelle da ormai oltre 5 anni; e questa regola continua ad essere vera.

Proseguiamo allora. Cosa si sta verificando in questo momento nella tua vita:

  • Non lavori bene o al meglio che desideri? Magari ti manca il tempo per fare le cose che vorresti. Spesso questo accade perché nella nostra mente c’è molta “fuffa”: lavoriamo quando facciamo altro e facciamo altro quando lavoriamo! Pianificazione. Gestione del tempo e senso di responsabilità sono le armi migliori.
  • Ti manca entusiasmo? Forse non ti piace quello che fai? Oppure sei travolto da una pigrizia cronica che non riguarda una specifica area ed è, invece, diffusa in tutte le aree della tua vita? Beh, se non è una patologia mentale particolare per cui è necessario un intervento di esperti più qualificati di me, la ragione molto probabilmente risiede nella leva del piacere. Non hai gli stimoli giusti per “alimentare” la tua leva del piacere o, forse non riesci a cercare nemmeno il piacere nelle cose che fai. Ricorda che viviamo in un sistema dove la negatività ci sommerge quotidianamente e la “negatività uccide la creatività”; è un dato scientifico e soprattutto di ordine pratico. Anche se pensi di non essere negativo e un sorriso ogni tanto ti scappa in ufficio con i colleghi, sappi che le notizie che ascolti durante il giorno piano piano fanno il proprio lavoro: come la goccia d’acqua che scava la roccia.
  • Hai paura dei risultati? Cosa è per te un risultato: il successo di aver fatto quella determinata cosa a prescindere oppure è proprio il raggiungimento di quello che volevi. Ricorda che l’esito di un’azione è comunque un feedback e spesso quando il risultato finale è un totale fallimento –come si definirebbe in caso di “non risultato”-, anche questo è un risultato. Allora cambia modo di vedere le cose e agisci secondo il concetto del feedback: concediti l’opportunità di sbagliare perché il risultato si ottiene solo facendo le cose e ottimizzandole di volta in volta, in base ai risultati, appunto. Anche io pensavo di diventare coach di livello in un paio di anni, non è accaduto così e in questo caso ho utilizzato il risultato o feedback per capire cosa era andato bene e cosa dovevo migliorare per raggiungere il mio obiettivo.
  • Sei un perfezionista? Questa è la migliore secondo me. Anche a me è capitato di essere fin troppo perfezionista. Non pubblico su internet perché non sono preparato al meglio, oppure non scrivo quest’articolo perché vorrei approfondire ancor di più la tematica. In realtà, c’è sempre tempo per imparare e migliorare –non si smette mai- anche se quello che so e che applico su me stesso, lo voglio mettere subito a disposizione degli altri: è proprio qui l’allenamento contro la procrastinazione. Il perfezionismo, in realtà, se ci pensi può nascondere anche una sorta di paura del non sapere al meglio le cose o di sbagliare: sempre di paura si tratta.
  • Non riesci a definire le priorità? Ti manca una chiara visione di chi sei e di cosa vuoi fare. Se spesso ti trovi in questa situazione di confusione e di “incapacità” di scelta, devi proprio fare chiarezza su di te e su cosa vuoi fare.

A meno di particolari patologie per cui si rimanda agli esperti del settore, quindi psicologi o psichiatri, quello che posso dirti è che la maggior parte delle volte in cui incontro clienti che sono procrastinatori seriali, il motivo principale è la poca chiarezza, la scarsa consapevolezza di sé e una non corretta gestione degli obiettivi che ha come primaria conseguenza una non corretta gestione del tempo.  Questo accade spesso con imprenditori e professionisti che sono travolti dalla quotidianità e hanno perso il senso reale delle cose che fanno. In tutti i casi che ti ho elencato, un buon percorso di coaching ti aiuta sicuramente; ad ogni modo ti do qualche suggerimento per poter iniziare a cambiare da questo punto di vista.

Dimentica di essere un “procrastinatore seriale” e inizia adesso la tua trasformazione.

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Se hai sentito parlare della visualizzazione, ritengo che questa pratica sia molto funzionale proprio in queste situazioni dove c’è tanta confusione, dove il cervello proprio ti blocca per il tuo bene e dove quotidianamente c’è sempre una scelta che per te è una “non scelta”.

La visualizzazione, insieme alla riscoperta di una buona pianificazione, aiuta a generare nella tua mente quel senso di “autoefficacia” e di “raggiungibilità” del tuo obiettivo. Quello che voglio dirti è che tutto dipende da come il tuo cervello imposta le cose e da come le hai vissute fino a questo momento.

In generale, rimandare un’azione al giorno dopo può non essere un problema, è la stessa cosa di quando si fa uno strappo alla regola “alimentare – nutrizionale” mangiando qualcosa di troppo o qualcosa che sai non essere proprio totalmente salutare. Lo fai solo una volta e lo controlli.

È il rimandare giorno dopo giorno che si trasforma in deleterio: diventa una abitudine, un comportamento che agisci continuamente e ne perdi il controllo e, quando ti trovi a non ottenere i risultati di azioni che davi per scontate ma che non fai con le dovute pianificazione e consapevolezza, rischia di limitare la tua autoefficacia. Ti dici “non ne sono capace”. La procrastinazione ha dei risvolti assai negativi, se sottovalutata.

Per cui, adesso ti chiedo di riprendere in mano il controllo della tua giornata e delle azioni che devi fare, iniziando un allenamento. Fai una cosa semplice che “deve costarti un pochino”; diciamo che in una scala da 1 a 10 prendi qualcosa che ti costi 6, leggermente più della metà. A volte, questa azione può essere semplicemente alzarsi al mattino 10, 15 minuti prima del solito, oppure –e questa sarebbe una bella sfida- limitare l’uso del cellulare per 15 minuti, spegnerlo proprio, quando invece normalmente non ci si riesce.

Cose semplici, azioni limitate nel tempo, non andare dritti subito sul “duro” e cercare di risolvere la questione combattendo con l’azione della vita; il rischio del fallimento ti porterebbe a demotivarti e ad essere più procrastinatore di prima.

Inizia con poco e con qualcosa che comunque abbia un minimo costo per te. Semplice, un primo passo, come quando ci si allena in palestra.

Immagina di aver fatto questa azione e di goderti il risultato. Come sarà, cosa avrai fatto e cosa avrai ottenuto. Questa sensazione vivida ti aiuterà a riscoprire il senso del piacere nel risultato che otterrai facendo quella determinata azione che hai lasciato nel tuo dimenticatoio volontario. Quando fare questa azione che ti sto suggerendo? Quando ritieni di essere normalmente più efficace nel fare le cose o quando ritieni di avere maggiore lucidità ed energia nell’arco della giornata.

Proprio perché queste risorse ti daranno un aiuto concreto in più nel fare quella determinata azione che normalmente procrastini.  Ci sono persone che al mattino sono dei “Frecciarossa”, altre invece sono delle “Tartarughe”. A te la scelta più adeguata a te.

Devi ripetere questo tipo di azioni almeno una volta al giorno, cercando sempre quelle cose che normalmente allontani, per quanto semplici siano. Sei in fase di allenamento. A questo punto, inizia con qualcosa di più importante. Quella telefonata con cui chiedere scusa, quel progetto che hai accantonato o per cui aspetti che qualcuno ti aiuti; hai sempre un motivo per cui procrastini, lo sai tu e solo tu.

Quindi quello che ti suggerisco sono 5 semplici azioni:

  1. Fai una lista delle cose che procrastini di più e mettile in ordine di priorità (decidi tu la priorità in base ai tuoi criteri di urgenza o importanza); attenzione alla differenza tra urgenza e importanza;
  2. Valuta bene cosa accadrebbe se non facessi quella determinata azione e immagina vividamente le conseguenze (al di là del ritardare il pagamento di una semplice bolletta, magari il fatto di non pianificare al meglio quel determinato progetto NON ti garantirà di ottenere il risultato desiderato e magari proprio a causa di quel progetto, rischi di fallire la tua promozione in azienda);
  3. A cosa serve fare quella determinata azione che stai procrastinando: serve ad una causa più grande, ad un tuo obiettivo importante?
  4. Metti la data ad ogni azione che farai e per ogni data che inserisci, procedi all’azione;
  5. Goditi il risultato e, se non dovesse essere quello atteso, allora utilizzalo come feedback per la volta successiva.

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Ricorda: Procrastinare –rimandare a domani- non è una buona soluzione ai problemi, quanto invece un temporaneo rifugio pieno di illusioni che dà una immediata gratificazione a chi, per paura o altro, non ha realmente compreso chi sia veramente e quali siano le scelte importanti della propria vita.

Comments 2

  1. 6 aprile 2017

    Thanks, great article.

    1. Roberto Patricolo
      6 aprile 2017

      Thank you.
      Roberto

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